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Ovaio policistico ed infertilità. Puoi rimanere incinta?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo in cui le ovaie e, in alcuni casi anche le ghiandole surrenali, producono più androgeni (ormoni maschili) del normale. Gli androgeni sono ormoni il cui eccesso interferisce con l’ovulazione, cioè con lo sviluppo e il rilascio dell’ovulo da parte delle ovaie. La PCOS può causare la formazione di cisti (sacche piene di liquido) nelle ovaie.

Le ovaie di chi è affetta dalla sindrome dell’ovaio policistico non rilasciano l’ovulo nel momento dell’ovulazione e questo disturbo è la causa più frequente dell’infertilità femminile.

Perché la PCOS causa problemi di fertilità?

Nelle ovaie si trovano i follicoli, minuscole sacche piene di liquido che contengono gli ovuli. Quando l’ovulo giunge a maturazione, il follicolo scoppia, rilasciando così l’ovulo che raggiungerà le tube di Falloppio per essere fecondato.

Nelle donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico, i follicoli non maturi si raggruppano e si formano così le cisti. Gli ovuli maturano all’interno delle cisti, che però non scoppiano per rilasciarli.

Le donne affette dalla PCOS, quindi, presentano in molti casi irregolarità mestruali, come l’amenorrea (assenza del ciclo) o l’oligomenorrea (ciclo che compare solo raramente). Molte donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico, inoltre, hanno problemi a rimanere incinte, perché l’ovaio non rilascia gli ovuli.

Sintomi

Oltre all’infertilità, le donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico possono anche soffrire di:

  • dolore pelvico,
  • irsutismo (eccesso di peli sul volto, sul torace, sulla pancia, sulle dita delle mani e dei piedi),
  • calvizie simile a quella maschile o alopecia,
  • acne, pelle grassa o forfora,
  • pelle con chiazze in rilievo, di colore marrone scuro o nero.

Le donne obese, inoltre, corrono un maggior rischio di soffrire di PCOS.

Chi soffre della sindrome dell’ovaio policistico ha molte difficoltà a rimanere incinta, ma alcune donne colpite da questo disturbo riescono comunque a concepire, sia in modo naturale sia usando tecniche di fecondazione assistita. Chi soffre di PCOS, purtroppo, corre un rischio di aborto maggiore rispetto alle donne sane.

Le donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico, inoltre, corrono un rischio maggiore rispetto alle donne sane di soffrire di patologie connesse alla sindrome, ad esempio:

  • diabete,
  • sindrome metabolica (anche detta precursore del diabete, perché in essa l’organismo ha problemi a regolare il livello di insulina),
  • patologie cardiovascolari, come le patologie cardiache e l’ipertensione.

Diagnosi

Il ginecologo esaminerà la vostra storia clinica e vi visiterà per capire se avete delle cisti nelle ovaie. Durante la visita potrà farvi un’ecografia transvaginale e prescrivervi gli esami del sangue per misurare i livelli ormonali.

Tra gli altri esami consigliati ricordiamo la misurazione dell’insulina, del glucosio, del colesterolo e dei trigliceridi.

Tuttavia, si diagnostica la sindrome dell’ovaio policistico nel caso in cui si rilevino 2 qualunque fra i seguenti sintomi:

  • assenza cronica di ovulazione, che porta ad irregolarità mestruale,
  • elevato livello di androgeni (un ormone maschile) non associabile ad altre cause o condizioni
  • cisti in una o entrambe le ovaie (rilevate in genere attraverso un’ecografia).

Terapia

Non esiste una cura definitiva per la sindrome dell’ovaio policistico, però spesso si riescono a gestire molti dei sintomi. Per prevenire i problemi connessi, è fondamentale che la PCOS sia diagnosticata e curata il prima possibile.

Per tenere sotto controllo i sintomi, sono utili i farmaci come la pillola anticoncezionale, che regola il ciclo, fa diminuire i livelli di androgeni e fa regredire l’acne. Altri farmaci, invece, possono far scomparire i problemi cosmetici, come l’irsutismo, e controllare la pressione e il colesterolo.

Le modifiche dello stile di vita, come

  • l’esercizio fisico regolare,
  • perdere il peso in eccesso,
  • ridurre la glicemia con una dieta adeguata,

sono tuttavia la strategia terapeutica più importante e la prima a dover essere suggerita dai ginecolog. Se la paziente dimagrisce, può riuscire ad alleviare molti dei problemi di salute connessi alla PCOS e può far regredire o far scomparire del tutto i sintomi.

La terapia chirurgica può anche rappresentare una possibilità, ma non è consigliata come terapia d’elezione.

Rimanere incinta con la PCOS

Attualmente sono principalmente tre i farmaci usati in prima battuta per aiutare le donne affette da ovaio policistico che stanno cercando una gravidanza:

  • metformina (un farmaco che nasce come antidiabetico),
  • clomifene (meglio conosciuto con il suo nome commerciale, Clomid®, che induce l’ovulazione),
  • inositolo (una sostanza naturale che ha dimostrato di essere sensibilmente efficace nel ridurre tutti i sintomi della sindrome, comprese le difficoltà a rimanere incinta).

Tuttavia quello che più conta è che cercare una gravidanza e rimanere incinta con l’ovaio policistico è possibile.

FemiLift, qualità della vita della paziente oncologica

Le terapie prescritte per curare i più frequenti tumori femminili provocano spesso atrofia vaginale, incontinenza e difficoltà nei rapporti sessuali. Disturbi molto diffusi, a prescindere dal cancro, anche fra le donne che vanno in menopausa. La qualità di vita delle pazienti oncologiche, che sempre più spesso guariscono o convivono anche per lunghi anni con una malattia che grazie alle cure diventa “cronica”, subisce così un duro colpo. Troppo spesso i medici, però, non affrontano questi aspetti «intimi» e solo il 10 per cento delle donne trova il coraggio di parlarne con il medico. Ma i rimedi ci sono e per sensibilizzare clinici e pazienti, oncologi e ginecologi hanno lanciano la campagna nazionale FemiLift, per la qualità della vita della paziente oncologica, presentata nei giorni scorsi al Ministero della Salute.

Leggi questo interessante articolo sul sito del Corriere della Sera

PrenatalSAFEKaryo compie un anno e pubblica il suo primo case report

Ad un anno dall’introduzione nella pratica clinica del test PrenatalSAFEKaryo®, è stata pubblicata la prima raccolta di case report.
La raccolta descrive alcuni casi clinici tra i più interessanti, gravidanze in cui l’impiego del test PrenatalSAFEKaryo® ha consentito di individuate alterazioni cromosomiche fetali non rilevabili con i NIPT tradizionali, i quali analizzano solamente le aneuploidie fetali più comuni in gravidanza (trisomia 21, 18, 13) e aneuploidie dei cromosomi sessuali.
La raccolta dimostra inoltre l’utilità clinica e l’importanza dello studio non invasivo del cariotipo fetale, non solo per rilevare aneuploidie su tutti i cromosomi del feto, ma soprattutto per la ricerca di anomalie strutturali (delezioni e duplicazioni di una porzione del cromosoma), possibile solo con una tecnologia di ultima generazione ad altissima risoluzione come quella impiegata nel test PrenatalSAFEKaryo®.

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Il TRI-TEST

Questo tipo di esame consente la valutazione, in termini di probabilità, del rischio che la gravidanza in corso possa essere affetta da alcuni tipi di alterazioni cromosomiche (trisomia 21, comunemente nota come sindrome di Down, trisomia 18) e da difetti morfologici legati ad alterazioni a livello del tubo neurale.

Il test biochimico è effettuabile su un campione di siero materno ottenibile con un semplice prelievo di sangue eseguibile in un periodo compreso tra la quindicesima e la ventesima settimana di gestazione e consiste nella determinazione di tre parametri ormonali: l’alfafetoproteina (AFP), la gonadotropina corionica (HCG) e l’estriolo non coniugato (E3 FREE) prodotti dall’unità feto-placentare.Pancia

La valutazione combinata e computerizzata dei tre parametri ormonali insieme all’età materna (che, come noto, aumenta in modo significativo l’incidenza di tale anomalie cromosomiche passando da un rischio di 1:1500 a 20 anni, ad un rischio di 1:380 a 35 anni sino ad arrivare, a 40 anni, ad un rischio di una gravidanza affetta ogni 110 gravidanze a termine) consente di quantificare il rischio di Sindrome di Down mentre il valore di AFP, valutato singolarmente, consente di identificare affezioni da difetti di chiusura del tubo neurale (NTD).

L’esecuzione dei test richiede una esatta datazione della gravidanza in corso che può essere fatta dal ginecologo attraverso misurazioni ecografiche di alcuni parametri fetali.

Per non ridurre l’affidabilità dei test la mamma, prima di sottoporsi all’esame, dev’essere in possesso di una valutazione ecografica abbastanza vicina alla data di effettuazione del prelievo per il test.

Lo screening può essere eseguito in donne di età fertile dai 18 ai 45 anni e consente di rilevare il 94,4% dei difetti da Sindrome di Down.

Ma bisogna fare attenzione, trattandosi di un test di tipo probabilistico un risultato positivo o negativo non significa in maniera definitiva presenza o assenza delle alterazioni suddette ma una aumentata o diminuita probabilità del loro verificarsi.

La risposta del tritest è un numero che esprime una probabilità.

Se il numero è compreso tra 1/1 e 1/250 la probabilità che il bambino sia affetto da Trisomia 21 è considerata elevata.

Se il numero è superiore a 250 la probabilità è considerata bassa.

Quando il valore dell’alfafetoproteina è superiore a 2,5 MoM la probabilità che il bambino abbia una malformazione è considerata elevata.

Un riscontro positivo con lo screening indirizzerà verso ulteriori indagini diagnostiche da concordare con il proprio ginecologo (ecografie di conferma per la valutazione dello stato morfologico del feto ed eventuale amniocentesi per l’analisi cromosomica delle cellule fetali che rimane l’unica in grado di confermare o escludere, in maniera definitiva, la presenza della alterazione).

L’Amniocentesi

L’amniocentesi consiste in un prelievo di 15-20 ml di liquido amniotico.
Nell’utero materno il feto è circondato da liquido amniotico, la maggior parte del quale proviene dalle urine fetali; pertanto la quantità prelevata si ricostituisce in breve tempo. Il liquido amniotico contiene cellule della cute del feto e tali cellule sono utilizzate per lo studio del cariotipo fetale.Amnio

L’amniocentesi è effettuata tra la 15° e la18° settimana di gravidanza.
Tale procedimento è eseguito sotto continuo controllo ecografico per assicurarsi di non danneggiare il feto. Il successo complessivo del prelievo è superiore al 99%, l’introduzione dell’ago non viene ripetuta più di due volte.

Indicazioni

  • Indicazioni cromosomiche
    • pazienti in gravidanza di età superiore ai 35 anni
    • gestanti che hanno già bambini affetti da anomalie cromosomiche
    • presenza di anomalie cromosomiche in uno dei genitori
    • presenza di Sindrome di Down (mongolismo) o di altre anomalie cromosomiche in un parente stretto di uno dei genitori
    • indice di rischio elevato evidenziato dal bi-test o dal tri-test
    • anomalie fetali riscontrate ecograficamente
  • Indicazioni biochimiche
    • presenza in famiglia di errori congeniti del metabolismo
    • sospetto di difetti del tubo neurale
  • Indicazioni varie
    • abortività ripetuta
    • precedente figlio con anomalie congenite multiple non cariotipizzato
    • precedente morte fetale endouterina senza causa apparente
    • ansietà della coppia

Complicanze

  • Aumento di circa l’ 1% della possibilità di aborto
  • Perdite ematiche e/o di liquido amniotico
  • Contrazioni

Amnio-2

I controlli in gravidanza

Incontro iniziale: 4°-7° settimana

Esami da Eseguire:

–        beta-hCG

E’ un colloquio su quel che è necessario sapere della gravidanza (abitudini, fumo, esercizio fisico,alimentazione, ecc.). Serve a rilevare un eventuale rischio ostetrico ed a stabilire il piano assistenziale.

I incontro: 8°-12° settimana

Esami da Eseguire:

  • Emocromo
  • Gruppo Sanguigno, fattore RH
  • Transaminasi
  • Rubeo Test (se negativo da ripetere nel 2° trimestre)
  • Toxoplasma test (se negativo ripetere fino al parto)
  • Glicemia
  • TPHA, VDRL, Lue
  • HIV (con consenso informato), HCV, CMV
  • HbsAg
  • Test di Coombs indiretto (da ripetere se Rh negativo)
  • Esame urine
  • Beta–hCG
  • Ecografia ostetrica del primo trimestre

Esami non da routine (da svolgersi per scelta informata della coppia):

  • Consulenza genetica
  • Ecografia per la determinazione della translucenza o plica nucale (11°-14° settimana)
  • Test combinato
  • Villocentesi

Si procede a:
anamnesi, esame obiettivo generale con rilevamento del peso corporeo ed esame obiettivo delle mammelle, misurazione della pressione arteriosa, esplorazione dei genitali interni (discrezionale), palpazione esterna dell’addome ed eventuale auscultazione del BCF, se non già determinato ecograficamente.

II incontro: 13°-18° settimana

Esami da Eseguire:

  • Emocromo
  • PT, PTT
  • Fibrinogeno
  • Colinesterasi
  • Transaminasi
  • Rubeo Test (se negativo nel 1° trimestre)
  • Toxoplasma test (se negativo l’esito dell’esame precedente)
  • Test di Coombs indiretto (se Rh negativo)
  • HIV (con consenso informato), HCV, CMV
  • HbsAg
  • Esame urine
  • Esame batteriologico delle urine (se batteri nell’esame delle urine precedente)
  • ECG

Esami non da routine (da svolgersi per scelta informata della coppia):

Si procede a:
esame obiettivo generale, rilevazione del peso corporeo della donna, misurazione della pressione arteriosa, esplorazione dei genitali interni, palpazione esterna dell’addome, eventuale auscultazione del BCF se non già determinato ecograficamente.

 

III incontro: 19°-22° settimana

Esami da Eseguire:

  • Emocromo
  • Glicemia
  • PT, PTT
  • Fibrinogeno
  • Colinesterasi
  • Transaminasi
  • Rubeo Test (se negativo nel 1° trimestre)
  • Toxoplasma test (se negativo l’esame precedente)
  • Test di Coombs indiretto (se Rh negativo)
  • HIV (con consenso informato), HCV, CMV
  • HbsAg
  • Esame urine
  • Esame batteriologico delle urine (se batteri nell’esame delle urine precedente)
  • ECG
  • Ecografia morfologica del 2° trimestre

 

Si procede a:

anamnesi, esame obiettivo generale, rilevazione del peso corporeo della donna, misurazione della pressione arteriosa, esplorazione dei genitali interni, palpazione esterna dell’addome, eventuale auscultazione del BCF se non già determinato ecograficamente

 

IV incontro: 23°-28° settimana

Esami da Eseguire:

  • Emocromo
  • Glicemia
  • Curva da carico di glucosio (se glicemia alterata nella precedente od attuale glicemia)
  • Transaminasi
  • Toxoplasma test (se negativo l’esame precedente)
  • Test di Coombs indiretto (se Rh negativo)
  • CMV (se la paziente non è immune)
  • Esame urine
  • Esame batteriologico delle urine (se batteri nell’esame delle urine precedente)

 

Si procede a:
anamnesi, esame obiettivo generale, rilevazione del peso corporeo della donna, misurazione della pressione arteriosa, esplorazione dei genitali interni, palpazione esterna dell’addome, eventuale auscultazione del BCF se non già determinato ecograficamente

 

V incontro: 29°-32° settimana

Esami da Eseguire:

  • Emocromo
  • Glicemia
  • Curva da carico di glucosio (se glicemia alterata nella precedente od attuale glicemia)
  • Transaminasi
  • Toxoplasma test (se negativo l’esame precedente)
  • Test di Coombs indiretto (se Rh negativo)
  • CMV (se la paziente non è immune)
  • Esame urine
  • Esame batteriologico delle urine (se batteri nell’esame delle urine precedente)

 

Si procede a:

anamnesi, esame obiettivo generale, rilevazione del peso corporeo della donna, misurazione della pressione arteriosa, esplorazione dei genitali interni, palpazione esterna dell’addome, eventuale auscultazione del BCF se non già determinato ecograficamente

 

VI incontro: 33°-37° settimana

Esami da Eseguire:

–        Emocromo

–        Glicemia

–        PT, PTT

–        Fibrinogeno

–        Colinesterasi

–        Transaminasi

–        Toxoplasma test (se negativo l’esame precedente)

–        Test di Coombs indiretto (se Rh negativo)

–        TPHA/VDRL

–        HIV (con consenso informato), HCV, CMV

–        HbsAg

–        Esame urine

–        Esame batteriologico delle urine (se batteri nell’esame delle urine precedente)

–        ECG

–        Tampone vaginale e rettale

 

Si procede a:

anamnesi, esame obiettivo generale, rilevazione del peso corporeo della donna, misurazione della pressione arteriosa, esplorazione dei genitali interni, palpazione esterna dell’addome, eventuale auscultazione del BCF se non già determinato ecograficamente

 

VII incontro: 39°-40° settimana

Esami da Eseguire:

–        Valutazione del Battito Cardiaco Fetale (BCF) e della quantità di liquido amniotico (falda) espresse come: AFI e Misurazione falda massima

–        Esame urine

–        Rilevamento della pressione arteriosa

 

VIII incontro: 40° settimana

Esami da Eseguire:

–        Valutazione del Battito Cardiaco Fetale (BCF) e della quantità di liquido amniotico (falda) espresse come: AFI e Misurazione falda massima

–        Esame urine

–        Rilevamento della pressione arteriosa

 

IX incontro: 41° settimana

Esami da Eseguire:

–        Valutazione del Battito Cardiaco Fetale (BCF) e della quantità di liquido amniotico (falda) espresse come: AFI e Misurazione falda massima

–        Esame urine

–        Rilevamento della pressione arteriosa

 

X incontro: 41° settimana+2 giorni

Esami da Eseguire:

–        Valutazione del Battito Cardiaco Fetale (BCF) e della quantità di liquido amniotico (falda) espresse come: AFI e Misurazione falda massima

–        Esame urine

–        Rilevamento della pressione arteriosa

 

XI incontro: 41° settimana+4 giorni

Esami da Eseguire:

–        Valutazione del Battito Cardiaco Fetale (BCF) e della quantità di liquido amniotico (falda) espresse come: AFI e Misurazione falda massima

–        Esame urine

–        Rilevamento della pressione arteriosa con ricovero e decision-making sull’opportunità di indurre il travaglio di parto

L’alimentazione in gravidanza

Fin dall’inizio della gravidanza è importante seguire una dieta corretta, equilibrata e variata sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Come regola generale introdurre tutte le sostanze necessarie allo sviluppo del piccolo, ed è indispensabile, nello stesso tempo, evitare di aumentare troppo di peso.

E’ sufficiente introdurre in media 300 calorie in più rispetto al fabbisogno necessario prima di rimanere incinta (un po’ di meno nei primi tre mesi e un po’ di più nell’ultimo trimestre).

Calcolando che una donna tra i 18 e i 40 anni necessita di circa 2.100-2.200 calorie, nel primo trimestre sarebbe bene introdurre non più di 2300 calorie per salire progressivamente a 2400 nel prosieguo della gestazione.

In particolare la dieta dovrà contenere un 15% di proteine (carne, latte, yogurt, pesce, uova, legumi), un 30% di grassi (olio, burro), un 55% di carboidrati (pane, pasta, riso), ed includere elevate quantità di vitamine, sali minerali e fibre (frutta e verdura), oltre ad un aumentato apporto di liquidi (almeno un litro e mezzo o due al giorno).

È importante inoltre rispettare alcune norme igieniche, come lavare accuratamente la frutta e la verdura, ed evitare l’assunzione di carne cruda e poco cotta in quelle donne che non sono immunizzate nei confronti della toxoplasmosi.

È consigliabile prendere l’abitudine di fare una colazione abbondante ed evitare, nel corso della giornata, di mangiucchiare in continuazione stuzzichini e fuori pasto, che aumentano in modo spesso impensabile le calorie introdotte quotidianamente.

La pelle in gravidanza

Durante la gravidanza la pelle di solito diventa più bella e lucente, perché la nuova situazione ormonale e circolatoria rende normali le pelli grasse e migliora l’acne, anche se spesso fa diventare la cute più sensibile (tanto da costringere qualche volta a cambiare saponi, trucchi o creme) e un po’ più secca (in modo da richiedere ogni giorno l’applicazione di una crema idratante).

Anche i capelli appaiono più soffici e luminosi perché uno degli ormoni della gravidanza, il progesterone, fa diminuire la produzione di grasso del cuoio capelluto, rendendo i capelli più puliti e più facili da pettinare.

A partire dal 3°-4° mese di gravidanza è possibile notare la comparsa di una linea scura che scende, in mezzo all’addome, dall’ombelico all’osso del pube, la cosiddetta “linea alba”. Il fenomeno è dovuto agli ormoni della gravidanza che, stimolando i melanociti li portano a produrre una maggiore quantità del pigmento.

Anche il capezzolo e l’areola mammaria si scuriscono.

Tutti questi disturbi estetici sono però destinati a sparire dopo alcuni mesi dal parto.

Nel frattempo è necessario proteggere la pelle con una crema solare schermante ad alto potere protettivo, esponendosi il meno possibile al sole perché è proprio lui che, anche se non direttamente responsabile della comparsa delle alterazioni del colore della pelle, stimola la produzione della melanina da parte dei melanociti.

Molto frequente è il prurito, che compare soprattutto a partire dal settimo mese, e che interessa in particolare la zona del ventre, spesso accompagnato a piccole papule (macchie in rilievo). La causa del fenomeno non è ancora ben chiara: secondo alcuni sarebbe conseguenza della forte sollecitazione, con secondaria irritazione, della cute dell’addome (lo stesso meccanismo con cui si formano le smagliature). Secondo altri sarebbe dovuto alla maggiore secchezza della pelle e all’aumento della sudorazione, tipica di tutti i nove mesi della maternità. Infine un’altra ipotesi attribuisce l’insorgenza del prurito, soprattutto se generalizzato, ad una ridotta attività del fegato che elimina con difficoltà la bilirubina (una sostanza derivata soprattutto dalla distruzione dei globuli rossi) la quale, entrando nel sangue, causerebbe il sintomo. Il disturbo può essere ridotto evitando di indossare capi in lana o fibre sintetiche, applicando creme idratanti, e bevendo molto acqua.

Altri disturbi tipici della gravidanza sono la comparsa delle smagliature e della cellulite.

Le prime sono piccole e antiestetiche lacerazioni del derma (lo strato profondo della cute) che viene sottoposto ad una tensione notevole come conseguenza dell’aumento di peso della donna. Hanno l’aspetto prima di striature rosse e sottili e poi (una volta avvenuto il parto) di colore biancastro, in rilievo o leggermente scavate, a comparsa sul ventre, sul seno, sui glutei e sulle cosce. Dipendono molto anche dall’età della gestante (sono più frequenti nelle donne giovani) e da una sorta di predisposizione individuale. Una volta che compaiono è molto difficile farle andare via. L’unico modo per prevenirle è tenere sotto controllo l’aumento di peso e mantenere idratata la pelle, applicando, con un lieve massaggio, creme specifiche a base di elastina, una sostanza che favorisce l’elasticità cutanea.

Per ridurre le smagliature del seno è consigliabile indossare un reggipetto con spalline larghe e una banda rinforzata sotto le coppe: quest’ultime devono essere in grado di contenere bene l’intera mammella in modo da attutire gli scossoni che quotidianamente riceve il seno.

La cellulite è anch’esso un inestetismo della pelle, che si presenta con il caratteristico aspetto a “buccia d’arancia”. E’ dovuta all’azione degli ormoni della gravidanza, che da un lato agiscono sulle pareti delle vene rendendole meno elastiche e dall’altra provocano una ritenzione di liquidi: come conseguenza viene ostacolata la normale circolazione sanguigna, soprattutto a livello dei capillari, con ridotta ossigenazione dei tessuti, soprattutto delle sedi tipiche, le cosce ed i fianchi. Una regolare attività fisica, un abbondante idratazione (almeno un litro e mezzo-due litri di acqua al giorno), l’evitare docce e bagni con acqua troppo calda, un’alimentazione povera di grassi, fritti e dolciumi, possono essere di una qualche efficacia nel limitare questo disturbo della pelle.

Attività fisica in gravidanza

Durante tutto il corso della gravidanza è consigliabile una regolare attività fisica.

Un esercizio fisico quotidiano previene e riduce infatti molti disturbi tipici della gravidanza quali lastitichezza, il mal di schiena, la tendenza alla formazione delle vene varicose e delle emorroidi, l’edema (l’accumulo di liquido) alle caviglie, e contribuisce a migliorare lo stato d’animo della futura mamma, allontanando dalla sua mente le preoccupazioni e le ansie tipiche dei nove mesi di gestazione.

E’ dimostrato inoltre che il tenersi regolarmente in forma contribuisce a mantenere la pressione arteriosa nei limiti della norma e a ridurre i disturbi del sonno.

Fin dall’inizio della gravidanza è consigliabile che la donna esegua alcuni facili esercizi di ginnastica mirati a tenere in allenamento i muscoli dell’addome, della schiena e delle gambe, quelli cioè che, più di tutti gli altri, risultano sollecitati dai cambiamenti fisici che la donna subisce durante la maternità.

Assai indicati sono gli esercizi di stretching, cioè di allungamento muscolare, che permettono di acquisire una notevole elasticità muscolare e assicurano una corretta circolazione del sangue.

Molto adatta si rivela anche la ginnastica in acqua perché nell’elemento liquido la forza di gravità risulta inferiore: in tal modo la futura mamma si sente più leggera, anche con il pancione cresciuto, e può mantenersi in allenamento stancandosi di meno.

Sono ovviamente sconsigliabili tutti quegli sport in cui esiste il pericolo di cadute o che richiedano capacità di equilibrio e di coordinamento che, durante la gestazione, si riducono notevolmente oppure quelli in cui si sollecitano eccessivamente le articolazioni (per evitare il rischio di slogature o distorsioni) o anche in cui esista il pericolo di colpi involontari all’addome.

Vanno evitati perciò lo sci (da discesa), l’equitazione, i tuffi, il tennis, le immersioni subacquee, le arti marziali, la pallacanestro, la palla a volo.

Sono invece consigliabili il nuoto, l’uso regolare della cyclette o della bicicletta (almeno fino a quando il pancione lo permette), lo sci da fondo, il jogging (la corsa regolare, a piccole falcate ed a ritmo lento), ma anche le lunghe passeggiate, tutte attività che aiutano a mantenere il tono dei muscoli, soprattutto degli arti inferiori.

Per evitare un eccessivo affaticamento bisognerebbe essere sempre in grado, durante l’attività fisica, di conversare con facilità: se si rimane senza fiato significa che ci si sta sforzando troppo.

Sesso e gravidanza

In una gravidanza iniziata senza problemi non esiste alcun motivo medico per rinunciare ad avere rapporti sessuali.

Molte donne erroneamente ritengono che fare l’amore, soprattutto nei primi mesi di gestazione, possa provocare danni al feto o addirittura possa favorire la comparsa di aborto.

In realtà, all’interno della pancia della mamma, il bambino è ben protetto dal liquido amniotico, dal sacco amniotico e dalle resistenti pareti uterine. Inoltre il canale cervicale (la parte inferiore dell’utero che sbocca poi in vagina), anche se può venire sollecitato dall’atto sessuale, è piuttosto robusto ed ha il suo ingresso sigillato da un tappo di muco. E neppure lo sperma può provocare alcun danno poiché le abbondanti secrezioni vaginali tipiche dei nove mesi della maternità impediscono agli spermatozoi e ad eventuali germi di arrivare all’interno dell’utero.

L’unico accorgimento da seguire è quello di condurre il rapporto sessuale con dolcezza, soprattutto in quei giorni che corrispondono al periodo nel quale, di regola, sarebbero dovute comparire le mestruazioni. Questo perché l’utero, in quello spazio di tempo, può avere delle contrazioni che potrebbero accentuarsi se la stimolazione sessuale fosse troppo violenta.

Occorre inoltre sapere che, nei primi mesi di gravidanza, è normale, per motivi ormonali e psicologici, un calo del desiderio sessuale mentre nel secondo trimestre è frequente un aumento della libido. Solo verso il settimo mese è possibile che nuovamente si attenui la voglia di fare all’amore.

L’astensione dai rapporti sessuali è d’obbligo nel primo trimestre se la donna ha avuto in precedenza un aborto spontaneo oppure se si trova nelle settimane immediatamente successive ad una minaccia d’aborto.

Nel terzo trimestre invece la proibizione riguarda le donne con placenta previa (che si è, in altre parole, posizionata in prossimità del collo dell’utero) oppure quelle in attesa di gemelli o, ancora, se esiste un reale rischio di parto prematuro.

In quest’ultima fase della gestazione solitamente la sessualità viene naturalmente indirizzata verso coccole e affettuose tenerezze, cercando di assumere posizioni che non esercitino pressioni fastidiose sul ventre della futura mamma.