Esprimi il tuo giudizio su di noi anche su guarinolab.it

Compila il breve questionario di gradimento. È veloce, completo, anonimo

Quando il dosaggio di fruttosamina dice di più dell’emoglobina glicata?

Come si usa?

Il test della fruttosamina viene utilizzato nel monitoraggio dei livelli di glucosio nel sangue (glicemia) in pazienti affetti da diabete. I livelli di fruttosamina nel sangue riflettono la concentrazione media di glucosio nel sangue delle 2-3 settimane precedenti l’esame.
Sia la fruttosamina che l’emoglobina glicata (HbA1c) sono usate in primo luogo come supporto nel monitoraggio dei livelli di glicemia in pazienti diabetici. Tuttavia, il test dell’HbA1c è maggiormente conosciuto e utilizzato. Esistono infatti molti dati che confermano che la presenza di livelli elevati di HbA1c in maniera cronica sono associati ad un maggiore rischio di sviluppo di complicanze del diabete, come problemi oculari (retinopatia diabetica) che possono portare fino alla cecità, problemi renali (nefropatia diabetica) e danneggiamenti del sistema nervoso (neuropatia diabetica).
Le società scientifiche internazionali sono concordi sull’utilità di entrambi i test e sul fatto che la fruttosamina possa essere un utile sostituto alla misura dell’HbA1c in quelle situazioni in cui questa non possa essere misurata correttamente.

Le situazioni nelle quali la fruttosamina viene considerata migliore nel monitoraggio di pazienti diabetici rispetto all’HbA1c, sono:

  • Variazioni repentine nella terapia del diabete – la fruttosamina permette la valutazione dell’efficacia di terapie o di variazioni del regime alimentare in poche settimane rispetto ai mesi necessari per l’HbA1c.
  • Diabete gestazionale – nelle donne diabetiche in gravidanza, un buon controllo glicemico è essenziale durante la gravidanza anche perché le necessità della madre cambiano spesso durante la gravidanza. Il test della fruttosamina, insieme alla glicemia, possono essere richiesti come supporto al monitoraggio e alle variazioni terapeutiche (insulina o altri farmaci richiesti).
  • Diminuita vita dei globuli rossi – il test dell’HbA1c non è accurato in quelle situazioni nelle quali la vita media dei globuli rossi risulta diminuita, come in presenza di anemia emolitica o perdite di sangue. Nel caso in cui la vita media dei globuli rossi circolati sia ridotta, allora i livelli di HbA1c possono risultare falsamente bassi rendendo la valutazione dei livelli medi di glucosio nel sangue non attendibile.
  • Presenza di varianti emoglobiniche – la presenza di alcune varianti emoglobiniche, come l’emoglobina S (HbS) nell’anemia falciforme, può influenzare alcune tecniche di misurazione dell’HbA1c. In questi casi è preferibile utilizzare la fruttosamina per il controllo glicemico.
Quando viene prescritto?

Nonostante la fruttosamina non sia largamente utilizzata, il test può essere utilizzato nel caso in cui il clinico voglia conoscere i livelli medi di glucosio e valutare le necessità di insulina nelle ultime 2-3 settimane. Di solito viene richiesto all’inizio di un piano terapeutico in pazienti diabetici o in seguito a variazioni terapeutiche, del regime alimentare o delle abitudini e stili di vita (esercizio fisico).
Il monitoraggio tramite il test della fruttosamina può essere richiesto anche per la valutazione dei livelli glicemici medi in donne in gravidanza o in pazienti malati che devono variare le proprie necessità di glucosio e insulina per un certo periodo di tempo. Il test della fruttosamina poi può essere richiesto nel caso in cui il monitoraggio tramite l’HbA1c non sia possibile, come in caso di presenza di alcune varianti emoglobiniche o nel caso in cui la vita media dei globuli rossi risulti ridotta.

Che cosa significa il risultato del test?

Livelli elevati di fruttosamina indicano che i livelli medi di glucosio nel sangue del paziente si sono mantenuti elevati nelle ultime 2-3 settimane. In generale, maggiori sono i livelli di fruttosamina, più alta è la concentrazione media di glucosio nel sangue. In questo tipo di test, più che un risultato a se stante, è importante valutare l’andamento dei risultati del test in un certo periodo di tempo. Se i risultati del test, inizialmente normali, tendono ad aumentare, allora il paziente non sta effettuando un controllo glicemico adeguato. Tuttavia questo andamento non da informazioni riguardanti la causa di questi aumenti. Per mantenere i livelli di glucosio entro i livelli di sicurezza, al paziente può essere richiesta una variazione di stili di vita (soprattutto di effettuare esercizio fisico) e del regime alimentare. Nell’interpretazione dei risultati tuttavia si deve tener conto anche di eventuali stati di malessere e/o stress che possono portare ad aumenti temporanei dei livelli di glucosio.
Livelli normali di fruttosamina possono indicare invece un buon controllo glicemico e l’efficacia della terapia. Allo stesso modo, la diminuzione dei livelli di fruttosamina nel tempo possono essere indicativi dell’efficacia dei cambiamenti effettuati riguardo il piano terapeutico.
I livelli di fruttosamina devono essere valutati all’interno di un quadro clinico complessivo. La diminuzione dei livelli di proteine totali e/o di albumina correlati con le condizioni associate ad aumento di perdita di proteine nelle urine o nel tratto gastrointestinale o alla diminuzione di sintesi proteica dell’organismo, possono portare a risultati falsamente bassi. In questi casi vi può quindi essere una discrepanza tra i valori di glicemia giornalieri e il risultato della fruttosamina. Anche le oscillazioni dei livelli di glucosio nel sangue possono fornire risultati di fruttosamina e di HbA1c nella norma; queste condizioni necessitano quindi di monitoraggi più frequenti. Tuttavia, la maggior parte delle persone con controlli glicemici instabili, hanno elevati livelli di fruttosamina e di HbA1c.

C’è altro da sapere?

Il test della fruttosamina non è indicato nello screening di popolazione per il diabete poiché la popolazione normale può avere livelli di fruttosamina sovrapponibili con quelli della popolazione di diabetici.
L’ipertiroidismo e livelli elevati di vitamina C (acido ascorbico) possono interferire con i risultati del test.

La proteina C reattiva ad alta sensibilità

Come si usa?

La proteina C reattiva ad alta sensibilità può essere usata come supporto nel valutare una persona per il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare (CVD). Può essere prescritto insieme al profilo lipidico o ad altri marcatori di rischio cardiaco, come la lipoproteina associata a fosfolipasi A2 (Lp-PLA2), per fornire informazioni aggiuntive circa il rischio di sviluppare una malattia cardiaca.
La PCR è una proteina che aumenta nel sangue durante l’infiammazione. Si pensa che una piccola infiammazione persistente giochi un ruolo fondamentale nell’aterosclerosi che restringe i vasi sanguigni a causa dell’accumulo di colesterolo e di altri lipidi, spesso associati a CVD. La PCR ultrasensibile misura accuratamente basse concentrazioni di proteina C reattiva per identificare un limitato grado di infiammazione persistente per predire il rischio di sviluppare CVD.
La PCR ultrasensibile è ritenuta da alcuni esperti utile per determinare il rischio di CVD, infarto e ictus e per questo gioca un ruolo nel processo di valutazione prima che il paziente sviluppi uno di questi problemi. Alcuni ritengono il miglior modo di predire il rischio sia combinare un buon marcatore per l’infiammazione, come la PCR ultrasensibile, con il profilo lipidico. Alcuni gruppi di scienziati raccomandano che questo test venga usato per le persone che hanno un moderato rischio di infarti nei 10 anni successivi.
Gli studi clinici che coinvolgono la misura della PCR ultrasensibile sono ancora oggetto di approfondimento per capire meglio quale sia il suo ruolo negli eventi cardiovascolari.

Quando viene prescritta?

Al momento non c’è una linea di consenso sul momento in cui sia meglio eseguire il test, anche se alcune linee guida includono raccomandazioni sul test della PCR. Ad esempio, le linee guida dell’ American College of Cardiology Foundations e dell’American Heart Association dicono che il test della PCR ultrasensibile può essere utile quando uomini di 50 (o più giovani) o donne di 60 anni (o più giovani) hanno un rischio intermedio. Può anche essere d’aiuto nel prendere decisioni circa il trattamento per le persone più anziane delle età riportate sopra e hanno le LDL-C inferiori ai 130 mg/L e rispettano altri criteri come l’assenza di malattie cardiache, di diabete, di patologie renali, o di malattie infiammatorie.
Quando si misura la PCR ultrasensibile, essa può essere ripetuta per confermare che il paziente abbia in effetti un’infiammazione di modesta entità persistente.

Che cosa significa il risultato del test?

Concentrazioni relativamente alte in persone sane sembrano essere predittive di un rischio futuro di infarto, ictus, morte cardiaca improvvisa e/o patologie delle arterie periferiche, anche quando il colesterolo è entro livelli accettabili.
Le persone con PCR ultrasensibile alta hanno un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e coloro che hanno concentrazioni basse hanno invece un rischio minore. Più in dettaglio, coloro che hanno una concentrazioni di PCR in corrispondenza della soglia più elevata del range di normalità, presentano un rischio aumentato di 1.5- 4 volte rispetto a coloro che hanno concentrazioni più basse nel range di normalità.
Le associazioni American Heart Association e U.S. Centers for Disease Control and Prevention hanno definito i gruppi di rischio come segue:

Basso rischio: inferiore a 1.0 mg/L
Rischio intermedio: da 1.0 a 3.0 mg/L
Rischio alto: sopra a 3.0 mg/L
Questi valori sono solo una parte del processo globale di valutazione per le malattie cardiovascolari. Altri fattori di rischio da considerare sono le concentrazioni di colesterolo, le LDL-C, i trigliceridi e il glucosio. Inoltre, il fumo, l’ipertensione e il diabete possono aumentare ancora di più il rischio.

C’è qualcos’altro da sapere?

Prendere farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS, aspirina, ibuprofene e naproxene) o le statine può ridurre la concentrazione di PCR nel sangue. Sia i FANS che le statine aiutano a ridurre l’infiammazione e per questo abbassano la concentrazione di PCR.
Perchè il risultato sia predittivo per il rischio di malattia coronarica o di infarto è importante che ogni persona faccia il test in condizioni di salute. Ogni malattia recente, ferita, infezione o altre infiammazioni generiche possono aumentare la concentrazione di PCR e dare una stima falsata del rischio.
Le donne in terapia sostitutiva ormonale possono avere un aumento delle concentrazioni di PCR ultrasensibile.
Poiché la PCR ultrasensibile e la PCR misurano la stessa proteina, i pazienti affetti da infiammazione cronica, come nel caso dell’artrite, non dovrebbero fare l’esame della PCR ultrasensibile, dal momento che il risultato sarebbe elevato in relazione alla patologia e non avrebbe alcun altro valore.