Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una malattia causata da un parassita chiamato Toxoplasma Gondii, diffuso in tutto il mondo e che infetta numerose specie di animali a sangue caldo. In particolare è il gatto che, eliminando il parassita con le feci, contamina il terreno e altre specie animali quali il vitello, il maiale, la pecora. L’uomo si infetta consumando carni poco cotte o crude, o ingerendo verdura o frutta non lavata. La toxoplasmosi è solitamente una malattia che può passare inosservata (asintomatica) o manifestarsi con scarsi sintomi quali febbre, malessere generale, ingrossamento dei linfonodi del collo, dolori muscolari e mal di gola. Si tratta di una malattia che, generalmente, guarisce spontaneamente.

La toxoplasmosi può invece diventare pericolosa nel caso si trasmetta al feto.

Le forme gravi di toxoplasmosi congenita sono rare e provocano danni neurologici (anomalie del cranio, convulsioni, calcificazioni intracraniche), oculari (infiammazione della retina e di altre strutture dell’occhio, strabismo, cataratta, atrofia del nervo ottico), ingrossamento del fegato e della milza, anemia, ittero, polmonite, febbre, manifestazioni cutanee, diminuzione del numero delle piastrine, aborto spontaneo, parto prematuro.

La maggior parte delle forme contratte in gravidanza è invece asintomatica o poco sintomatica, ma le conseguenze dell’infezione possono rendersi evidenti dopo diversi anni dalla nascita e si manifestano con ritardo mentale, difficoltà di apprendimento, disturbi visivi o cecità.

La probabilità che il feto contragga l’infezione aumentano con il procedere della gravidanza: si passa dal 15% di possibilità nel primo trimestre, al 30% nel secondo, al 60% negli ultimi tre mesi fino ad arrivare ad oltre il 90% in prossimità del parto. Al contrario, gli eventuali danni al feto sono più gravi se il contagio si verifica nei primi mesi di gestazione.

 

La prevenzione dell’infezione congenita da Toxoplasma consiste nel tenere controllato il titolo anticorpale durante tutta la gravidanza, ogni 2-3 mesi, (ovviamente nelle gestanti che risultano sieronegative all’inizio della gestazione, perché quelle che hanno già avuto la malattia in passato non hanno alcuna possibilità di contrarla nuovamente in gravidanza) e nel rispettare alcune restrizioni dietetiche ed abitudinarie quali l’esclusione della carne cruda o poco cotta e degli insaccati, il lavaggio molto accurato della frutta e della verdura, l’uso di guanti per il giardinaggio, l’evitare il contatto con le feci dei gatti. Da ricordare inoltre che le larve del Toxoplasma Gondii non resistono alle alte temperature per cui cucinare i cibi nel forno a microonde garantisce la loro morte.

La diagnosi deve essere rapida e la terapia instaurata precocemente, nonostante alcuni studi dimostrino che, anche in caso di un trattamento materno tempestivo, la trasmissione del Toxoplasma per via placentare e la conseguente infezione del feto avverrebbero lo stesso in una certa percentuale dei casi. I bambini asintomatici ma con un’evidenza sierologica di infezione contratta in gravidanza vanno controllati anche dopo il primo anno di vita con una visita oculistica e neurologica annuale per almeno una decina di anni.

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