Ipertrofia prostatica

La prostata è una ghiandola a forma di castagna del peso di circa 20 grammi, presente solo negli uomini, che circonda l’uretra ed è localizzata sotto la vescica. La sua funzione principale è alimentare la produzione di liquido seminale e preservare la vitalità degli spermatozoi. Quando si infiamma, si ingrossa e può disturbare la minzione.

Tra le patologie della prostata, la più frequente è l’ipertrofia prostatica benigna, che consiste in un ingrossamento dell’organo ed un suo conseguente deficit funzionale. Si tratta di una malattia dell’età avanzata, che si presenta generalmente dopo i 60 anni.

La causa dell’ipertrofia non è certa, ma probabilmente dipende dall’aumento degli estrogeni che contraddistingue l’uomo ad una certa età, in quanto la parte muscolare della prostata è dotata di un gran numero di recettori per gli estrogeni.

Il principale segnale di allarme consiste in una crescente difficoltà a urinare che peggiora sempre più, rendendo difficilissimo svuotare la vescica. A volte, però, il paziente non si rende conto dei preavvisi della malattia e così l’ipertrofia prostatica viene scoperta occasionalmente dal medico che richiede uno specifico esame del sangue, il PSA (antigene prostatico specifico), che valuta le concentrazioni dell’antigene della prostata (tra 0 e 4 nanogrammi in condizioni normali), aumentato nei casi di ipertrofia. Quest’ultimo è un esame salvavita, in grado di dire con esattezza se la prostata sta bene o no.

Dal punto di vista diagnostico l’esplorazione rettale è una indagine semplice e non dolorosa e rimane la più attendibile. L’ecografia, in particolar modo quella realizzata con una sonda transrettale, consente un esame minuzioso della ghiandola ed è un’ottima guida per l’asportazione di piccoli frammenti per l’esame istopatologico. Ma anche un semplice esame del PSA può rivelare precocemente una possibile alterazione della ghiandola.

Per quanto riguarda la prevenzione, sta assumendo sempre maggiore importanza la dieta. Quella “occidentale” sembra associarsi ad un aumento di rischio, mentre quella mediterranea e quella orientale sembrano avere un effetto protettivo. Fra gli elementi più pericolosi per la salute della prostata ci sono i grassi di origine animale. Al contrario, per ridurre il rischio, si dovrebbe aumentare il consumo di vegetali. Anche i fitoestrogeni sembrano utili: i flavonoidi e i lignani derivati dalla soia, da alcuni frutti e verdure esercitano un effetto preventivo. Anche la vitamina D potrebbe svolgere un’azione favorevole.

Per quanto riguarda la terapia, in fase iniziale, è praticabile un trattamento con farmaci antiprostatici e decongestionanti, che hanno lo scopo di diminuire le dimensioni della prostata, ristabilendo la sua funzionalità. Se tale terapia non fornisce l’effetto sperato, è indispensabile far ricorso all’intervento chirurgico di prostatectomia, che ha l’obiettivo di rimuovere una parte della prostata o l’intero organo. La più recente delle procedure nel trattamento chirurgico è l’asportazione della prostata per via laparoscopica, senza ricorrere alla classica incisione, che permette l’accesso diretto alla ghiandola e la sua completa asportazione “a cielo aperto”. Con questa nuova tecnica tutto avviene all’interno, sotto il controllo di un monitor che consente di vedere l’organo ingrandito di 12 volte. Si praticano cinque taglietti di pochi millimetri sulla parete dell’addome, attraverso cui vengono inseriti una sottile telecamera e gli strumenti chirurgici. Vantaggi di questa tecnica sono: minore perdita di sangue, minore dolore post operatorio e dimissione più rapida (dopo tre giorni).

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