Alcolismo

Le bevande alcoliche sono note sin dall’antichità, ma i danni che provocano sull’organismo sono stati evidenziati solo nel settecento perché si manifestano in tempi lunghi. L’assunzione, ormai millenaria, di bevande alcoliche ha favorito l’accettazione sociale dell’alcol, facendone un alibi culturale anche per chi ne abusa e versa in uno stato di dipendenza.

I primi passi verso l’alcolismo passano dall’abuso sporadico, spesso in compagnia, per poi raggiungere livelli di dipendenza vera e propria.

L’alcol è contenuto in numerose bevande diffuse e consumate in quasi tutto il mondo. Si ottiene per fermentazione ed eventuale distillazione di varie materie prime contenenti carboidrati come la frutta (uva, ecc.), alcuni semi, i cereali (malto, orzo, avena, ecc.), tuberi.

Il 74% degli italiani di età superiore ai 15 anni consuma alcol saltuariamente (almeno una volta in tre mesi), il 59% è un consumatore regolare (almeno una volta alla settimana). Solo il 26% di italiani è completamente astemio. Le donne bevono meno degli uomini. Le bevande più bevute sono, nell’ordine, il vino (63% degli italiani ne ha bevuto una volta negli ultimi tre mesi), la birra (46%), gli aperitivi ed i digestivi (29%), superalcolici (20%). Nei giovani tra i 15 ed i 24 anni prevale il consumo di birra (27% dei consumatori abituali) e di superalcolici (21%). Il vino viene bevuto prevalentemente in casa mentre la birra prevalentemente in ristoranti e pizzerie. L’industria legata alla produzione ed alla vendita di bevande alcoliche interessa quasi 5 milioni di persone: l’Italia è la maggior produttrice al mondo di vino (70-75 milioni di ettolitri l’anno). Si calcola che i bevitori eccessivi siano circa 4 milioni con i conseguenti 30.000 decessi all’anno per cirrosi epatica, incidenti, suicidi. Tale numero aumenta se si comprendono anche i decessi dovuti a tumori causati dall’alcol. Ogni italiano consuma ogni anno circa 73 litri di vino, 19 litri di birra e 23 litri di superalcolici per un totale di 28 grammi di alcol al giorno.

L’alcol agisce sul sistema nervoso centrale e quindi sulla psiche provocando euforia a basse dosi e depressione a dosi più elevate.

Si tratta di una molecola piccola che attraversa facilmente le membrane cellulari. Viene assorbita molto rapidamente dallo stomaco (70%) e dalla prima parte dell’intestino (20%) mentre solo il 5% arriva al colon. La velocità di assorbimento dipende dalla quantità, dalla modalità di assunzione (se singola o ripetuta), dalla presenza di cibi grassi nello stomaco (che ne rallentano l’assorbimento). A digiuno l’alcol viene assorbito quasi completamente in un’ora mentre a stomaco pieno occorrono da 2 a 6 ore. Passa quindi nel sangue e raggiunge la concentrazione massima in 1-2 ore a digiuno o in 2-6 ore a stomaco pieno. La concentrazione si riduce al 50% in 2-14 ore. Una parte dell’alcol viene degradato già a livello della mucosa gastrica, il resto viene assorbito e raggiunge il fegato ed il sistema nervoso. Nel fegato vi sono i meccanismi che lo degradano trasformandolo in acqua ed anidride carbonica ad una velocità di circa 7 grammi l’ora. L’alcol non degradato dal fegato, tramite il sangue, si distribuisce nell’organismo e, soprattutto, nel S.N.C. A basse dosi, determina un aumento dell’azione dei neurotrasmettitori e quindi euforia mentre a dosi più elevate ha un effetto inibitorio.

Il 10% dell’alcol assunto non viene trasformato ma sfugge attraverso il sudore, le urine e, soprattutto, con l’aria espirata. La quantità di alcol nell’aria espirata è direttamente proporzionale alla sua concentrazione nel sangue. Su questo principio si basa il funzionamento dell’etilometro utilizzato dalle forze dell’ordine per verificare l’eventuale stato di ebbrezza di un conducente.

Le donne tollerano meno l’alcol in quanto hanno una minore capacità di degradare l’alcol a livello dello stomaco.

L’alcol provoca anche la dilatazione dei vasi sanguigni cutanei e quindi una sensazione di calore e l’arrossamento della pelle.

Definire un consumo di alcol “normale” non è semplice in quanto non è possibile indicarne con precisione una dose innocua adatta a tutti. Questa può variare dai 25 agli 80 grammi al giorno in funzione del sesso, dell’età, ecc.

L’alcol presenta una tossicità maggiore nell’infanzia e nell’adolescenza ed, inoltre, un avvicinamento precoce all’alcol aumenta il rischio di malattie collegate.

Oggi si distingue un abuso ed una dipendenza da alcol.

  • L’abuso è caratterizzato dalla dipendenza psichica e si manifesta con eccessi occasionali o con assunzioni croniche. In sintesi non si ha la necessità ma il desiderio di bere.
  • La dipendenza presenta anche la necessità di aumentare le dosi (tolleranza), il desiderio compulsivo di bere e di procurarsi l’alcol ad ogni costo, la dipendenza fisica, per cui in mancanza di alcol si instaura la sindrome d’astinenza. La dipendenza da alcolici crea un legame con la sostanza talmente forte da modificare lo stile di vita dell’individuo. Ciò determina problemi sociali, economici e familiari.

Alcolismo è, quindi, lo sviluppo di comportamenti devianti in seguito all’assunzione prolungata di eccessive quantità di alcol: è una malattia cronica.

L’assunzione di alcol, sia pur in modeste quantità, è controindicata in caso di ulcera, insufficienza epatica o renale, diabete, epilessia, in gravidanza e durante l’allattamento. L’alcol provoca anche una serie di danni a livello cellulare e tende a ridurre l’appetito causando deficit nutrizionali (carenza di vitamine, sali minerali, ecc.). Determina un abbassamento delle difese immunitarie ed il conseguente aumento di infezioni e tumori. I danni più gravi e frequenti sono però a carico del fegato dove l’alcol viene metabolizzato. Tra questi le epatiti acute e croniche, la cirrosi epatica, il carcinoma epatocellulare. Anche l’apparato digerente viene colpito: l’alcol può provocare tumori alla lingua, al cavo orale, all’esofago, allo stomaco nonché altre patologie come l’esofagite, la gastrite, danni al pancreas, ecc. Interferisce anche sulla sfera genitale determinando l’impotenza nell’uomo e la riduzione della fertilità nella donna. Un ulteriore grave danno è dovuto alla capacità che ha l’alcol di interferire con le sostanze lipidiche presenti nel tessuto cerebrale con conseguenze spesso irreversibili.

Il trattamento dell’alcolismo, così come quello di tutte le dipendenze, non può limitarsi alla disassuefazione dalla sostanza ma deve mirare a portare allo scoperto e superare i problemi di fondo, ricostruendo la personalità dell’individuo. In poche righe non è possibile affrontare in maniera compiuta la complessa problematica della riabilitazione dall’alcol per cui ci limiteremo a ricordare che uno dei metodi più efficaci è la terapia di gruppo. I gruppi di auto aiuto fanno capo alle associazioni A.A. (Alcolisti Anonimi)e Al-Anon. Il primo gruppo di A.A. nacque in America nel 1935 da una conversazione tra un agente di cambio che si era liberato dall’alcolismo ed un medico alcolista. Oggi il movimento è diffuso in 114 nazioni. La terapia si basa sullo scambio di esperienze. Ciò da una parte aiuta l’alcolista attivo ad iniziare l’astinenza e dall’altra aiuta anche l’alcolista in fase di remissione a continuare a proseguire nella via intrapresa.

L’alcolismo è una piaga, anche qui in Irpinia.

Secondo l’”Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol” del 2001:

80%                      Sono i consumatori irpini di alcolici al di sopra dei 14 anni

33%                      Sono i consumatori irpini assidui

19%                      Sono i consumatori irpini regolari

21%                      Gli occasionali

5%                        Sono gli eccedentari

2%                        Sono gli alcolisti veri e propri

Da 7000 a 9000    Gli alcolisti irpini

Contro l’alcol e per aiutare gli alcolisti ad uscire dal loro stato operano i tre “Club degli Alcolisti in Trattamento” di Avellino. Si tratta di un’associazione che utilizza una metodica particolare, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che mette insieme gli alcolisti e le loro famiglie. Due hanno la loro sede nei locali della parrocchia di S. Maria di Costantinopoli al Rione Parco ed uno presso il Centro Sociale Samantha della Porta. Operano da circa sei anni. Altri club, che sono gruppi che raccolgono al massimo una decina di famiglie ciascuno, sono nati in alta Irpinia e nel montorese, a dimostrazione dell’estensione del fenomeno. Una decina sono i volontari impegnati, tutti a titolo gratuito, in queste strutture che fanno capo all’ARCAT, che è l’associazione regionale degli alcolisti in trattamento.

Moltissimi i siti Internet su cui è possibile trovare informazioni sull’alcolismo che ogni anno, è bene ricordarlo, provoca circa ottantamila morti.

Fra questi i più importanti sono quello dell’AICAT – Associazione Italiana Club degli Alcolisti in Trattamento all’indirizzo http://www.aicat.it/; quello della Società Italiana di Alcologia all’indirizzo http://www.dfc.unifi.it/sia; quello dell’ “Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol” all’indirizzo http://www.alcol.net/; quello dell’Eurispes http://www.eurispes.it/, dove è possibile trovare il “Terzo Rapporto Sull’alcolismo in Italia”; quello dei Narcotici Anonimi, all’indirizzo http://www.na-italia.com/. Notizie utili anche sul sito http://www.alcologia.com/; http://www.arcattoscana.org/; http://www.alcolonline.or/; http://www.droga.net/.

Per mettersi in contatto con l’AICAT è possibile rivolgersi:

  • alla sede regionale dell’AICAT Campania
  • indirizzo: Via Torrione 4/c, 84123 Salerno
  • segreteria: tel. 089-792800
  • fax 089-2750056
  • e-mail: gruppologos@libero.it
  • e-mail del presidente: aniellobaselice@tin.it;
    • al Centro Sociale Samantha della Porta o alla Parrocchia di Rione Parco ad Avellino
    • all’Azienda Ospedaliera S.Giuseppe Moscati
  • Div. di Gastroenterologia – Ambulatorio di Algologia
  • Viale Italia, 83100 Avellino
  • Tel. 0825/203234
  • Fax 0825/203377

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