Vaccinazioni

In Italia, mentre la copertura per le vaccinazioni obbligatorie per legge (poliomielite, difterite, tetano, epatite B) è molto elevata (superiore al 90% della popolazione ad un anno di età), quella per le vaccinazioni facoltative (pertosse, morbillo, rosolia, parotite, haemophilus B) è molto più bassa e diversa da regione a regione. Nel corso degli anni, si sono andate delineando delle Linee Guida sulle reali controindicazioni alle vaccinazioni. Alcune di esse sono permanenti, altre solo temporanee. Ci sono poi alcune condizioni che non costituiscono motivo di impedimento e vengono definite false controindicazioni.

Controindicazioni Vere permanenti

  • Alterazioni del sistema immunitario:
  • malattie da immunodeficienza: immunodeficienza combinata, ipogammaglobulinemia, agammaglobulinemia;
  • immunosoppressione dovuta a tumori maligni come linfomi e leucemie;
  • immunosoppressione da somministrazione di cortisonici ad alte dosi (maggiore di 2 mg/Kg/die) per più di una settimana, oppure somministrazione di farmaci immunodepressivi (citostatici) o da radioterapia;
  • Allergia o ipersensibilità accertate:
  • all’uovo (solo per i vaccini coltivati su uova di pollo)
  • agli antibiotici contenuti nei vaccini
  • reazioni gravi (shock anafilattico, nevrassite) dopo la 1a dose.

Controindicazioni Vere temporanee

  • malattie acute febbrili con temperatura maggiore a 38,5° C o con disturbi gravi ma transitori;
  • terapia immunosoppressiva con cortisonici ad alte dosi (maggiore di 2 mg/Kg/die) per un periodo inferiore a una settimana;
  • gravidanza: durante tale periodo può essere somministrato solo il vaccino anti-tetanico nella donna non vaccinata che si trovi tra il 4° e l’8° mese di gestazione.

Controindicazioni False

  • affezioni minori come le infezioni delle prime vie respiratorie con temperatura inferiore a 38.5° C
  • allergie tranne i casi descritti precedentemente;
  • dermatite atopica e altre manifestazioni eczematose o infezioni cutanee localizzate;
  • terapia con antibiotici sia orali che iniettivi o cortisonici per uso locale;
  • diabete insulino-dipendente
  • malattie croniche del cuore, polmone, fegato e reni;
  • convulsioni febbrili e non sia a livello familiare che personale;
  • malattie neurologiche non evolutive;
  • ittero neonatale;
  • prematurità e immaturità;
  • malnutrizione;
  • allattamento al seno.

Condizioni che costituiscono motivo prioritario di vaccinazione:

  • asma bronchiale;
  • fibrosi cistica del pancreas (mucoviscidosi);
  • malattia celiaca;
  • malattie broncopolmonari croniche;
  • cardiopatie congenite;
  • sindrome di Down;
  • malattie neurologiche non evolutive;
  • malnutrizione;
  • immaturità e prematurità.
  • Effetti collaterali

Nessun vaccino è totalmente privo di rischio, tuttavia la frequenza degli effetti indesiderati è nettamente inferiore agli effetti e alle complicazioni della malattia stessa; ad esempio, il morbillo colpisce in Italia circa 500.000 bambini ogni anno, su una popolazione infantile tra 0 e 14 anni di 11 milioni. La complicazione più temibile di questa malattia è l’encefalite che può colpire 1 malato su 2.000 e nel 30-40% dei casi può lasciare esiti invalidanti. La stessa complicanza, come effetto collaterale da vaccinazione, si verifica in 1 caso su 1.000.000 di dosi di vaccino.

Anche il vaccino antipolio tipo Sabin (a virus vivo e attenuato) è in grado di dare gravi reazioni: la poliomielite da vaccino. Questa evenienza si verifica in 1 caso su 650.000 prime dosi e 1 caso su diversi milioni per le dosi successive. Per evitare tale grave rischio il Ministero della Sanità Italiano ha introdotto il nuovo calendario di vaccinazione in cui il vaccino antipolio con virus vivo delle prime 2 dosi è stato sostituito da vaccino tipo Salk con virus ucciso.

Gli effetti collaterali delle vaccinazioni possono distinguersi in:

  • Reazioni locali:
  • dolore,
  • gonfiore,
  • arrossamento,
  • edema
  • indurimento locale.
  • Reazioni generalizzate:
  • febbre, che compare 2-24 ore dopo o da 5 a 15 giorni dopo la somministrazione (in base al tipo di vaccino);
  • reazioni allergiche (rare) e lo shock anafilattico (evento eccezionale).

In caso di febbre, se questa supera i 38,5° rettali (oppure i 38° ascellari o inguinali) è opportuno somministrare un antifebbrile per uso pediatrico (preferibilmente paracetamolo) alla dose di 10-15 mg/Kg/dose se per via orale, 15-20 mg/Kg/dose se per via rettale, ripetibile ogni 4-6 ore.

In caso di reazioni locali l’applicazione di ghiaccio o di un panno bagnato freddo può ridurre l’infiammazione. In questa fase può essere utile anche l’uso del paracetamolo per ridurre il dolore.

Inoltre il vaccino DTP a distanza di 24 ore può causare nel punto di iniezione la formazione di un piccolo nodulo lievemente dolente: in genere questo si riassorbe spontaneamente entro qualche settimana.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *